Ivrea fu fondata nel 100 a.C. dai Romani su un insediamento di epoca precedente: il toponimo Eporedia, derivante da epo (cavallo) e reda (carro equestre), sottolineava il legame antico della città con i cavalli, vivo ancora oggi e celebrato nella Festa Patronale di San Savino.
In Ivrea si possono idealmente identificare due aree principali: la Città antica e la Città industriale...

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MaAM (Museo all’aperto delle architetture moderne olivettiane) è un percorso di circa 2 km che si snoda sull’asse di Via Jervis e nelle aree contigue, sempre fruibile, visitabile autonomamente. 
Qui sorgono gli edifici più rappresentativi della cultura olivettiana: fabbricati dedicati alla produzione, alla ricerca e ai servizi sociali e abitazioni civili che costituiscono il nucleo più riconoscibile di questo patrimonio architettonico.

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La città industriale di Ivrea venne realizzata negli anni tra il 1930 e il 1960 da Adriano Olivetti, secondo un disegno alternativo alle esperienze nazionali e internazionali attuate durante il XX secolo.
Il sito è costituito dall’insieme delle architetture collegate al progetto industriale e socio-culturale di Adriano Olivetti. Consiste in un complesso di edifici progettato dai più famosi architetti e urbanisti italiani del Novecento, riconoscibile nel tessuto urbano della città.

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Situato in Piazza Ottinetti, nel cuore di Ivrea, il Museo è stato riaperto nel 2014 dopo trent'anni di inattività grazie alla generosa donazione di Lucia Guelpaalla sua città e al contributo di Compagnia di San Paolo e Regione Piemonte.

Il Castello fu costruito nel 1358 per volere del Conte Verde, Amedeo VI di Savoia, quale simbolo del dominio sabaudo su Ivrea e Canavese, soprattutto per scopi difensivi, sull’altura che domina la città e la strada per la Valle d’Aosta. I quattro imponenti torrioni circolari caratterizzano la struttura, che sorge vicino alla cattedrale e al palazzo vescovile.

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Il duomo sorge nella parte alta della città, sui resti di un tempio romano, sul quale venne edificata tra V e VI sec. la primitiva chiesa paleocristina. Al vescovo Warmondo si deve la radicale ricostruzione della cattedrale (dall’XI sec) con una pianta a tre navate con absidi contrapposte.

Accanto all’abside della Cattedrale, esistono ancora i resti del Chiostro del Capitolo dei Canonici. Quest’ultimo comprendeva i sacerdoti che aiutavano il Vescovo per le pratiche religiose e amministrative della diocesi e si riuniva nel Chiostro per prendere decisioni importanti.
 

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La principale piazza di Ivrea è situata nell'antico borgo storico e divide in due parti la via centrale, cioè via Palestro-Via Arduino. Dedicata al matire partigiano Ferruccio Nazionale anticamente, veniva chiamata Piazza Palazzo di Città o, più popolarmente Piazza di Città.

Piazza Ottinetti è una delle principali piazze della Città di Ivrea.

La piazza fu aperta tra il 1843 e il 1844 in seguito alla demolizione della Chiesa di santa Chiara e della parte meridionale del Convento omonimo.

Il Monastero di S. Chiara era stato costruito nel 1310 e qui le monache rimasero fino al 1802, anno in cui venne abolito l'ordine in seguito al decreto napoleonico di soppressione degli ordini religiosi.

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Le strutture dell’anfiteatro e della villa suburbana, emerse dagli scavi del 1955 e del 1984-1986, costituiscono la principale area archeologica di Ivrea.
Costruita subito fuori città, all’esterno della cinta muraria, lungo la via per Vercelli, intorno al 30 a.C. e ristrutturata qualche decennio più tardi, la dimora signorile aveva stanze decorate da affreschi tra i più importanti e meglio conservati rinvenuti in Piemonte.

 

La storia del Teatro, intitolato al famoso scrittore e commediografo canavesano Giuseppe Giacosa, inizia nel 1829, quando l’Amministrazione Comunale di Ivrea affidò all’architetto Maurizio Storero l’incarico di progettare il Nuovo Teatro Civico, dopo la distruzione del convento di Sant‘Agostino, abbandonato dai monaci in seguito al decreto di soppressione degli ordini religiosi emanato dai francesi ai primi dell’Ottocento.

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Cappella del complesso conventuale dedicato a San Bernardino, edificato negli anni compresi tra il 1455 e il 1465, che conserva una delle più importanti testimonianze rinascimentali del Piemonte.

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La chiesa fu costruita sulla riva destra della Dora Baltea tra il 1716 e il 1724 sui resti della fortificazione chiamata Castelletto. La paternità del progetto, sebbene non documentata, viene accreditata a Carlo Andrea Guibert attivo in Ivrea in quegli anni.

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La CHIESA DI SANT’ULDERICO sorge nei pressi di Piazza di Città, la piazza principale di Ivrea,La facciata, in mattoni rossi, per quanto recentemente rimaneggiata, presenta un tratto caratteristico: completamente incorporato in essa, infatti è ancora possibile distinguere l’antico campanile romanico della struttura originaria. 

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La CHIESA DI SANTA CROCE fu realizzata nei primi decenni del Seicento come oratorio della Confraternita del Suffragio, un’associazione istituita nel 1616 con fini di culto e mutua assistenza e poi confluita nel 1802, insieme all’Associazione del Santissimo Nome di Gesù nella Confraternita di Santa Croce. 

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La Sinagoga si trova nel centro storico di Ivrea, sotto le mura del castello, ove nel 1725 era stato istituito ufficialmente il ghetto ebraico. 
L’odierna struttura ottocentesca, ricavata riadattando una costruzione preesistente, presenta due facciate anonime, ad est verso via Peana e ad ovest su via Quattro Martiri, che si mimetizzano perfettamente nel tessuto urbano, non lasciando trapelare all’esterno l’esistenza di un luogo di preghiera.

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Nella seconda metà del Quattrocento la confraternita di Santa Marta, un sodalizio  di disciplinanti istituito nel 1460, eresse l’omonima chiesa, che fu poi riedificata verso la fine del Cinquecento.

A destra dell’ingresso venne costruito un oratorio, utilizzato da confratelli che si riunivano nei giorni festivi per la recita dell’ufficio della Beata Maria Vergine, e dove si conservavano le suppellettili sacre e i paramenti ecclesiastici.

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Il palazzo si Giusiana si sviluppò con molta probabilità su delle case preesistenti, arrivando al suo massimo splendore verso la fine del 1700.

Il palazzo, di proprietà della famiglia Perrone fino al 1799, passò alla famiglia Garda fino al 1817 e poi ad un parente di questa, il Colonnello Amedeo Giusiana, da cui prese il nome.

Al di là del così detto Ponte Vecchio, arroccato sulla sponda destra della Dora, si concentra un agglomerato di case che formavano, fin dal medioevo, un piccolo borgo (da qui il nome di Borghetto), in cui si concentravano molte botteghe e attività artigianali. Questo rione non facente parte dei terzieri della città ma anzi, spesso, era in lotta con essi.

Il Borghetto venne poi cinto da mura con tre porte che si aprivano verso Banchette, Pavone e Torino.

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Negli ultimi anni, l’arte gioca un ruolo da protagonista nelle azioni di rigenerazione urbana come pratica di riqualificazione del territorio. L’idea dello street art a Ivrea nasce dalla volontà di alcuni cittadini di contribuire a valorizzare la propria città, di sentirsi co-creatori di un intervento di rigenerazione urbana che parte dalla reinterpretazione del patrimonio di manifesti pubblicati della Olivetti che ne ha segnato la storia culturale, artistica e sociale.

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Una passeggiata sul Lungo Dora della città permette di effettuare un circuito ad anello ammirando numerosi punti di interesse. Il tratto cittadino che si affaccia sul Naviglio nel passato veniva attraversato da leggere imbarcazioni, spinte con lunghe pertiche.
 

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L’Associazione Archivio Storico Olivetti svolge un’attività di raccolta, riordino, conservazione, studio e promozione del vastissimo patrimonio archivistico riguardante la storia della Società e delle personalità della Famiglia Olivetti.
 

L’Archivio Nazionale, nato per la conservazione e la diffusione dei documenti visivi realizzati in ambito d’impresa, ha sede nell’ex asilo olivettiano progettato da Mario Ridolfi. 
Conserva circa 72.000 rulli di film realizzati a partire dai primi anni del Novecento...

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L’Associazione Archivio Storico Olivetti svolge un’attività di raccolta, riordino, conservazione, studio e promozione del vastissimo patrimonio archivistico riguardante la storia della Società e delle personalità della Famiglia Olivetti.
 

Di notevole interesse geologico, naturalistico e faunistico, la zona dei Cinque Laghi della Serra d’Ivrea - una delle più belle del Canavese - offre la possibilità di immergersi nel verde passeggiando a piedi, in bicicletta o a cavallo tra i sentieri che collegano questi bacini morenici: San Michele a Ivrea, Campagna a Cascinette d’Ivrea, Sirio tra Ivrea e Chiaverano, Pistono a Montalto Dora e Nero tra Montalto Dora e Borgofranco d’Ivrea, tutti circondati da colline che regalano colori indimenticabili in ogni stagione

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Il Naviglio, lungo 73 chilometri, distribuisce le sue acque nelle campagne del Canavese meridionale e in quelle del Vercellese. Venne realizzato nella seconda metà del XV secolo e, per convogliare le acque della Dora nel canale, si rese necessaria la costruzione di una diga lunga circa 400 metri.
 

Un itinerario della storia, una via maestra percorsa in passato da migliaia di fedeli che dall’Europa si recavano in pellegrinaggio a Roma, cuore della cristianità.

Oggi, gli itinerari francigeni in Piemonte sono suggestivi cammini di fede, ma anche percorsi adatti a tutti.

La Via Francigena è dal 1994 un Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa e grazie al diario di Sigerico è stato possibile ricostruire il percorso tra Canterbury e Roma.

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Ogni primo sabato del mese due itinerari di 2 ore per non perdere davvero nulla della città!
Alle 10.30 una visita guidata a piedi per ripercorrere la storia della città e dei suoi monumenti.
Alle 15.00 una passeggiata guidata alla scoperta dell’eredità architettonica di Adriano Olivetti.

All’estremità orientale dei giardini pubblici sorge la torre di Santo Stefano. Oggi si presenta come una torre, ma in realtà era un campanile ed è l’unico elemento superstite dell’omonimo complesso abbaziale benedettino, fondato nel 1044 da Guglielmo da Volpiano e dipendente dall’Abbazia di Fruttuaria di San Benigno Canavese.

Il monastero rimase in attività fino al 1489. Nel 1554 il generale francese Brissac, governatore d’Ivrea fece demolire una parte del monastero.

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