ANFITEATRO ROMANO E VILLA SUBURBANA DI IVREA

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Ivrea fu fondata nel 100 a.C. dai Romani su un insediamento di epoca precedente: il toponimo Eporedia, derivante da epo (cavallo) e reda (carro equestre), sottolineava il legame antico della città con i cavalli, vivo ancora oggi e celebrato nella Festa Patronale di San Savino.

Una breve escursione nel centro storico permette di scoprire, conoscere e vedere il passato storico della città, spesso celato o ridotto a esigua traccia. Gli edifici e le opere architettoniche pubbliche e private che costituivano l’Ivrea romana sono andate quasi del tutto distrutte nel corso dei secoli per lasciare posto a palazzi, o a diverse strutture adatte alle varie esigenze delle nuove generazioni. Ne restano tuttavia alcune tracce molto importanti che ci permettono di ricostruire quella che poteva essere Eporedia.

 

Parete Quinta delle ricchezze archeologiche dell'Anfiteatro Morenico di Ivrea

Situata presso i giardini pubblici di Corso Botta, la PARETE QUINTA, è un modo per far conoscere ai cittadini e ai turisti le ricchezze archeologiche dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea e soprattutto della ricca collezione del Museo Civico Pier Alessandro Garda.

 

Anfiteatro romano di Eporedia

Sul finire del I secolo d.C. anche Eporedia viene dotata di un anfiteatro, un grande edificio di forma ellittica destinato a ospitare i giochi gladiatori, gli spettacoli di caccia e le esecuzioni capitali dei “damnati ad bestias”, ovvero di coloro che erano stati condannati a essere sbranati o dilaniati da bestie feroci. Il complesso sorgeva lungo la via per Vercellae, all’interno di un recinto rettangolare che in parte aveva la funzione di sostegno per il terreno digradante. L’edificio viene costruito su un terrapieno arginato internamente dal muro del podio e, verso l’esterno, da una muratura anulare rinforzata da una serie di concamerazioni semicircolari, in parte ancora ben visibili, che servivano a contrastare la spinta del terreno. Alle due estremità dell'asse maggiore si aprivano i due ingressi.

All’interno dell’arena un vano sotterraneo, collegato da un corridoio agli ambienti di servizio posti sotto la cavea, serviva a movimentare, con l’aiuto di montacarichi, le attrezzature sceniche e gli animali, mentre un passaggio coperto a volta e pavimentato in laterizi che corre al di sotto del podio collegava i vani di servizio costruiti in corrispondenza dell’asse maggiore. Il muro del podio culminava in un lunga transenna decorata da lastre in bronzo ornate da grosse borchie a rilievo.

Si presume che potesse ospitare da dieci a quindicimila spettatori. Di questo antico monumento, che si estende per una lunghezza di circa 65 metri, rimangono le fondazioni dei muri, in particolare del muro perimetrale ellittico esterno e dei muri laterali di sostituzione (termine dell’archeologia che indica una struttura in tutto o in parte sotterranea per sostenere un edificio sovrastante). Si possono inoltre ancora individuare alcuni cunicoli sotterranei dove venivano tenuti gli animali da combattimento.

L’anfiteatro eporediese è stato portato alla luce all’inizio del 1955 e, durante i lavori di scavo, sono stati rinvenuti molti frammenti di affreschi ed un lungo tratto di rivestimento in bronzo per le spalliere di sedili del podio. Per costruire l’anfiteatro i romani demolirono una villa preesistente, di cui oggi sono visibili alcuni resti archeologici. Qui sono state rinvenute monete, anfore, frammenti di statue e resti di intonaco dipinto.

 

Pons Maior

I collegamenti tra la sponda settentrionale della Duria Maior, su cui sorgeva Eporedia, e quella meridionale erano garantiti dal Ponte Vecchio, e dall’assai più monumentale Ponte Maggiore, edificato circa 500 m più a valle. I resti della struttura, emersi per la prima volta nell’alveo del fiume in occasione di un’alluvione del 1977, sono stati indagati e documentati durante i lavori di ripristino degli argini in seguito all’eccezionale piena del 1993.

Il ponte, lungo circa 150 metri, fu costruito presumibilmente nel I secolo d.C. e crollò in seguito ad una violenta alluvione in epoca imprecisata, forse non molto posteriore alla sua edificazione.

Le dieci arcate del ponte, di cui le quattro centrali di dimensioni maggiori rispetto a quelle laterali, erano costituite ciascuna da cinque arconi paralleli in conci di pietra colmati da un getto di conglomerato e poggiavano su undici pile in calcestruzzo, fondate su allineamenti di pali in legno con punte in ferro profondamente infissi nel letto sabbioso del fiume.

Il ponte supportava una strada basolata, con carreggiata di m 5.50 circa, affiancata da marciapiedi di mt 0,45, e protetta da parapetti sagomati superiormente a forma di toro.

In corrispondenza del ponte la sponda del fiume era contenuta e protetta da una banchina lunga oltre 100 mt, alla cui estremità occidentale si innestava un condotto fognario proveniente dall’abitato, probabilmente impiegata anche come percorso di alaggio ovvero di traino delle imbarcazioni fino all’attracco. Fondata anch’essa su file di pali, era costituita da una muratura in calcestruzzo gettata su un lastricato a sua volta sorretto da un tavolato ligneo. Il lato verso il fiume era rivestito da lastre di pietra, incastrate in una scanalatura del basamento, che proteggevano la struttura dalla corrente.

 

Maggiori informazioni su:

https://www.comune.ivrea.to.it/scopri-ivrea/la-storia/ivrea-romana.html