PONTE VECCHIO E BORGHETTO

1649946237364.jpg

Al di là del così detto Ponte Vecchio, arroccato sulla sponda destra della Dora, si concentra un agglomerato di case che formavano, fin dal medioevo, un piccolo borgo (da qui il nome di Borghetto), in cui si concentravano molte botteghe e attività artigianali. Questo rione non facente parte dei terzieri della città ma anzi, spesso, era in lotta con essi.

Il Borghetto venne poi cinto da mura con tre porte che si aprivano verso Banchette, Pavone e Torino.

 

Il Ponte Vecchio, detto anche Canavese, è di origine romana però dell’antico ponte restano scarse tracce alla base dei pilastri principali.

Fu sicuramente costruito in pietra ma nel corso dei secoli subì danni irreparabili tanto da essere sostituito, fino al 1600, con uno di legno. Per secoli è stato l’unico passaggio verso Torino e il Canavese meridionale e occidentale. Nel periodo medioevale venne anche coperto e difeso, alle estremità, da due torrette di cui una (quella verso l’attuale Borghetto) era munita di ponte levatoio. Era questa la cosiddetta porta di ponte, un importantissimo punto di collegamento tra le zone nord e sud-ovest della città. Nel medioevo per entrare a Ivrea, attraverso il ponte, bisognava pagare.

Intorno al 1600 il ponte di legno venne sostituito con uno in muratura che però fu fatto saltare nel 1704, durante l’assedio francese. Nel 1716 venne nuovamente ricostruito, coperto, e munito di torri di guardia; fu anche allargato e, perciò, aggiunti i due archi laterali. Nel 1830 subì un ulteriore e definitivo ampliamento a causa dell’aumentato traffico di carri e carrozze.

 

I mulini natanti

A monte del Ponte Vecchio, durante il medioevo, c’erano numerosi mulini natanti sulla Dora. Le mole venivano messe in movimento da una grande ruota azionata dall’acqua e poggiavano su un pontile, coperto, ben collocato su due barche.

I mulini erano tenuti fermi con delle funi, ancorate alle sponde.

Erano posizionati in modo da poter permettere l’approdo sul Ghiaio (l’attuale zona occupata dal posteggio) oppure il passaggio, lungo il fiume dei tronchi di legno provenienti dalla Valle d’aosta. A quei tempi, infatti, il trasporto di legname avveniva normalmente per via fluviale. I mulini natanti appartenevano alle più ricche famiglie Eporediesi che li affittavano per un certo numero di anni. I mugnai potevano tenere per sé un sedicesimo della farina macinata e annualmente dovevano giurare pubblicamente di svolgere il proprio lavoro con serietà e onestà.